Una preparazione scientifica e competenze sicuramente più articolat.

Almeno 5 settimane, che corrispondono a una fase di allenamento tecnico e fisico. Il nostro cervello ha infatti bisogno come minimo di 28 giorni per prendere confidenza con un nuovo apprendimento e trasformarlo in una normale abitudine.

Chiedi di poter avere un colloquio con il genitore, tu e lui da soli. Cerca di contenere ogni critica, spiegando tutto quello che osservi nella figlia, specie se fa progressi. Sottolinea il fatto che il sostegno dei genitori è basilare, ma spetta ai tecnici e al personale sportivo il compito di valutare la prestazione di gara.

In prima battuta proporrei un intervento diretto sui ragazzi (team coaching), fornendo loro gli strumenti adeguati per imparare l’ascolto selettivo e migliorare la concentrazione. In questo caso l’obiettivo è renderli, in ambito sportivo, meno dipendenti dai genitori, meno influenzabili, ma soprattutto meno esposti ai loro messaggi. In secondo luogo cercherei di coinvolgere i genitori stessi per avviare un dialogo, intercettare motivi di disagio e disaccordo, e renderli partecipi il più possibile. Insomma, far leva sull’empatia e considerarli più una risorsa che un ostacolo.

No, lo psicologo dello sport è una figura professionale con una visione a 360 gradi sul “sistema sport”. Il suo campo d’azione è molto ampio, ma nello specifico le sue attività consistono nel: riorganizzare le società sportive e gli interventi necessari per migliorare la comunicazione interna/esterna di ogni team; formare gli istruttori delle scuole di sport; curare il rapporto con i genitori e i giovani sportivi; praticare il mental training per gli atleti di ogni età; attivarsi per migliorare la coesione e il gioco di squadra (team coaching); infine, last but not least, sostenere i valori etici veicolati dallo sport in una prospettiva di cambiamento e crescita personale continua.

Certamente. Occorre solo capire quali sono i fattori che ostacolano la sua prestazione durante la partita parlando dapprima con il ragazzo, per poi supportarlo con un percorso mirato in grado di fargli prendere consapevolezza con le sue specifiche abilità nello sport e con quelle che sono le abilità necessarie per affrontare al meglio il momento della competizione, cioè quando è più facile perdere serenità, sicurezza e fiducia nei propri mezzi.

Questa figura professionale costituisce un indiscutibile valore aggiunto, se si pensa che propone servizi espressamente dedicati al benessere psicofisico degli atleti ma anche allo sviluppo di quelle competenze che consentono di affrontare con successo un programma di allenamento, una prestazione sportiva o attività come diete ecc. Inoltre il suo apporto è fondamentale quando si tratta di fornire un valido sostegno e una formazione mirata ai personal trainer.

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